Candidata Consiglio Comunale

Paola
Palazzi

Sono un medico nefrologo di 68 anni, al termine della mia vita lavorativa come medico di base.

Mi sono laureata nel 77 e specializzata in nefrologia medica nel 80.

Dopo un anno all’ospedale di Vimercate ho lavorato al Policlinico di Milano occupandomi di dialisi e trapianti renali fino al 94, e sono stata per alcuni anni professore a contratto della scuola di specialità di Nefrologia.

Sposata, con 3 figli, dal 94 sono passata alla medicina di base per avere più tempo da dedicare alla famiglia, cosa che con gli anni non si è rivelata così veritiera, ma nel frattempo i figli sono cresciuti. Nel 97 ho fatto parte di una cooperativa di medici di base, abbandonata per la convinzione che non fosse possibile realizzare senza appoggi economici in città come Milano tali strutture organizzative.

Sempre in quegli anni impegnata come coadiutore, figura che doveva fungere da ponte fra la medicina di base ed alcuni distretti della ASL di Milano, realizzati in via sperimentale nel luglio 97, nel tentativo di creare dialogo e connessione fra i vari medici impegnati sul territorio.

Per un paio d’anni fra il 99 e il 2001 ho fatto parte del comitato etico dell’ospedale san Paolo acquisendo esperienza nella valutazione dei protocolli di ricerca ospedalieri. Fin dalla gioventù ho partecipato attivamente alle battaglie civili di allora (divorzio, aborto, emancipazione femminile), successivamente ho sempre appoggiato movimenti di impegno civile e organizzazioni onlus come il Naga e Casa Magica.

Lo scopo nel mio lavoro è sempre stato quello di mettere la mia professionalità al servizio di tutti in particolare degli anziani, dei disabili, degli extracomunitari con una propensione all’ascolto, tipica della professione del medico di base e pare ci sia riuscita considerando le numerose testimonianze e ringraziamenti ricevuti ultimamente.

E’ proprio questo che voglio difendere: la possibilità per il medico di base di continuare ad occuparsi dei pazienti deburocratizzando il lavoro e rendendolo più integrato con gli altri servizi essenziali (infermieri, specialisti, assistenti sociali, centri per la salute mentale. associazioni di categoria in difesa dei più fragili e degli emarginati).

E’ per questo che vedo nelle case della salute questa possibilità di integrazione in un’unica sede e con una digitalizzazione comune. Sì, perché ad oggi non esiste nella nostra regione la possibilità di trasmettere a specialisti o anche solo ad un nuovo medico di base la storia clinica di un paziente attraverso il fascicolo sanitario. La strada da percorrere è ancora lunga e in questa fase anche i comuni sono chiamati in causa per reperire spazi e fornire sevizi integrativi. Riassumendo penso che la medicina di base e i servizi territoriali debbano essere al servizio della popolazione e delle sue fasce più deboli con tutti gli strumenti che oggigiorno abbiamo a disposizione.